Frequenza cardiaca: conoscerla diventerà una routine

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel nostro paese circa 4 milioni di persone hanno problemi alle coronarie e fino al 2030 quest'ultime rimarranno il principale problema sanitario nel mondo. Sotto accusa sono gli stili di vita, quindi la scarsa attività fisica, l'abbandono della dieta mediterranea, il fumo di sigaretta.

Fino al 3 settembre si svolge a Monaco il Congresso della Società Europea di Cardiologia, la più grande assise medica al mondo che riunisce oltre 35 mila specialisti da tutto il pianeta. In questa occasione è stato presentato uno studio pubblicato sul Lancet che conferma che se la frequenza del battito cardiaco supera i 70 battiti, aumenta il rischio di infarto e di malattie coronariche, sia per le persone sane sia soprattutto per i cardiopatici. Così come se si superano i valori di 140/90 per la pressione arteriosa o i 200 mg di colesterolo. Da oggi, dunque, misurare il polso dovrà diventare routine, soprattutto se si hanno problemi cardiaci. Da Monaco, i cardiologi sono concordi: si deve intervenire su tutti i fattori di rischio: ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridimia e da oggi frequenza cardiaca, che in una persona sana dovrebbe attenersi intorno ai 60 battiti al minuto.

Lo studio, chiamato “Beautiful”, è cominciato nel dicembre del 2004, ed ha coinvolto circa 11.000 pazienti con malattie coronariche in 33 Paesi dei 4 continenti. La ricerca è coordinata dal professore Roberto Ferrari, direttore della clinica cardiologica dell'università di Ferrara, nominato proprio a Monaco presidente della società Europea di Cardiologia, la prima volta di un italiano.

In questi ultimi anni è stata studiata l'efficacia dell'ivrabadina, una molecola studiata appositamente ed esclusivamente per abbassare la frequenza cardiaca e mantenerla sotto i 70 battiti al minuto. Durante lo studio è stato dimostrato che questa molecola, made in Italy, riduce del 36% il rischio di infarto e di ben il 30% il rischio di un intervento alle coronarie in pazienti cardiopatici. Una vera e propria rivoluzione nella lotta alle malattie cardiovascolari.

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domenica 31 agosto 2008
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Igiene orale: qualche consiglio

Da un inchiesta di Altroconsumo si evince che ormai diamo per scontato dover effettuare annualmente la pulizia dei denti, addirittura i dentisti danno l'appuntamento molto tempo prima. Siamo inoltre spinti dai media ad usare quotidianamente i collutori. Ma sono veramente necessari?
La detartrasi, ossia la rimozione del tartaro, è una vera e propria cura che dovrebbe essere effettuata dal dentista solamente in caso di necessità, quindi dopo aver valutato la situazione della nostra bocca durante la visita di controllo. Non dovrebbe trattarsi di un appuntamento fisso, in quanto il tartaro è una patologia che non colpisce tutti allo stesso modo e comunque una corretta igiene orale con spazzolino e dentifricio rimane la prevenzione migliore per impedire la formazione di esso e mantenere un buon sorriso.
A tutt'oggi, non esiste alcuno studio che provi che questa tecnica sia utile per prevenire le patologie parodontali, quindi è consigliabile effettuarla solamente in caso di necessità e non sotto appuntamento preso un anno prima! Oltretutto in media comporta una spesa di circa 80 Euro.
Parliamo ora dei collutori; siamo bombardati quotidianamente dai media che vogliono farceli usare a tutti costi. Prevengono la formazione della placca, della carie, gengiviti e alito cattivo!! Ma è provato? Naturalmente, come nel caso precedente no; sono stati fatti solamente studi di parte, quindi da produttori interessati alla buona riuscita dei loro prodotti. Inoltre avete mai guardato la lista degli ingredienti? Solitamente l'80% di essi sono già presenti nei comuni dentifrici...quindi è inutile!
Il problema dell'alitosi, è sovente dovuto a fattori intestinali o a carie, quindi può essere risolto da un collutorio solo momentaneamente. E' importante in questo caso andare a ricercare la vera causa anziché nasconderla con l'utilizzo di questi prodotti.
A differenza della pulizia dei denti, il collutorio viene prescritto dal dentista solo in situazioni particolari (come per esempio la dentiera) o per curare qualche patologia (ma per periodi brevi).
Per concludere, per avere un sorriso smagliante occorre tenere una corretta igiene orale quotidiana e fare dei controlli annuali dal dentista, niente di più!

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venerdì 29 agosto 2008
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Sclerosi multipla: nuove cure precoci

I neurologi americani han­no chiamato a rassegna i colleghi di ogni parte del mondo per presentare novità e prospet­tive della loro specialità. Dopo un paio di anni poco efferve­scenti il congresso di quest’an­no che si è tenuto a Chicago ha invece rappresentato una buona fonte di novità nel settore delle malattie più temibili, quelle del sistema nervoso centrale, capaci di determinare un lento ma pro­gressivo declino e di determina­re uno scadimento sostanziale della qualità di vita.

Ha fatto la parte del leone la sclerosi multipla, come racconta Giancarlo Conti, Ordinario di Neurologia al San Raffaele di Mi­lano: «Sono stati presentati i ri­sultati dello studio PreCISe, che ha valutato l’efficacia di un tratta­mento precoce con il Glatiramer acetato. Risultati molto incorag­gianti: trattare entro tre mesi i pa­zienti che hanno subito un pri­mo attacco di SM nella forma re­cidivante-remittente permette di ridurre il rischio di sviluppare la malattia conclamata sino al 44% rispetto al placebo. Inoltre per­mette di allungare l’intervallo di tempo verso la progressione in patologia di 722 giorni, il 115% in più rispetto al placebo. I risultati sono stati così confortanti che lo studio è stato interrotto per moti­vi etici, in modo da permettere anche ai soggetti a cui veniva somministrato il placebo di usu­fruire dei vantaggi del farmaco. Lo studio prevedeva un periodo di osservazione di tre anni su 481 pazienti arruolati in un centinaio di centri in tutto il mondo, tra cui Europa, Stati Uniti, Argentina, Israele, Australia e ha conferma­to l’importanza di un intervento precoce, ai primissimi segni del­la malattia».
Poi Comi aggiunge che «il trattamento ha permesso una si­gnificativa riduzione del nume­ro di lesioni attive viste con la ri­sonanza magnetica, che come è noto è il più affidabile segno nel monitoraggio della malattia».

Va ricordato che la terapia della SM prevede un approccio di­verso per i sintomi acuti e il controllo a lungo termine: nel primo caso vengono impiegati derivati del cortisone che controllano i sintomi e ne accelerano la remis­sione. Il trattamento a lungo ter­mine invece, mira a ridurre la frequenza delle ricadute e a ral­lentare la progressione della ma­lattia. A questo scopo vengono utilizzati farmaci cosiddetti “inmmunomodulatori” per ridurre l’intensità con cui il sistema immunitario aggredisce la mielina, provocando le lesioni tipiche.

E non mancano le promesse per un futuro che si annuncia molto vicino: risultati incorag­gianti anche per il fingolimod, anche noto con la sigla FTY720, giunto in maniera brillante alla fase 2. «I risultati di questo nuo­vo trattamento che prevede una somministrazione giornaliera orale», spiega Comi, dimostra­no che il 68-73% dei pazienti non ha presentato ricadute dopo 3 an­ni di trattamento e l’89% è risultato libero da lesioni cerebrali at­tive». Il dossier sul farmaco sarà presentato alle autorità negli Sta­ti Uniti e in Europa prima della fine del 2009. La molecola appartiene ad una nuova classe di farmaci capace di ridurre il nu­mero di linfociti che raggiungo­no il cervello causando il danno che determina a cascata tutti i sintomi della SM.

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giovedì 28 agosto 2008
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Prezzi alle stelle: la dieta cambia

Più che una diminuzione è un tracollo. Calano drasticamen­te i consumi di alcuni generi alimentari, colpiti dall'aumento dei prezzi. Ma la cosa più preoccupante è che sei famiglie su dieci modificano la pro­pria dieta, abbandonando quella me­diterranea, che protegge da patologie cardiovascolari e obesità. Oggi, però, una dieta ricca di cereali, come pasta, pane, riso, pizza, legumi e tanta frut­ta verdura costa troppo. E le abitudi­ni degli italiani a tavola cambiano. A cominciare proprio dal consumo di pane e pasta che, nei primi tre me­si dell'anno, secondo la Confedera­zione Italiana Agricoltori, è ulterior­mente calato del 3,5 e del 1,8 % ri­spetto allo stesso periodo del 2007. Tendenza opposta invece per i prezzi, cresciuti del 18,6 % per la pasta e del 13,1 per il pane, sempre rispetto al primo trimestre 2007.

Ma non va meglio neppure per frutta e verdura, scese come consumi del 2,5 e del 4,2 per cento in un anno. Ma se escono dal paniere degli italiani ce­reali, frutta e verdura, che cosa entra al loro posto? Perché non va bene neanche per la carne bovina (-3.8%), la suina (-1,1%), o i formaggi (-0,5%). E allora vediamo i prodotti che entrano. Al primo posto le proteine dal prezzo contenuto, come la carne di pollo (con un +3,8% nel 2007), ma anche uova (+4,2), poi yogurt (+4%), latte fresco (+0,5%) e olio extravergine (+1,6%), mentre scende l'olio di semi (-5,6%).

Da un punto di vista nutrizionale la tendenza non è buona. "Cereali, frutta e verdura sono i primi due sca­lini della piramide alimentare", pre­cisa Elisabetta Bernardi, nutrizioni­sta alla Sapienza di Roma, "e do­vrebbero fornire la maggior parte delle energie e dei nutrienti della giornata. E' sbagliato e pericolo­so sostituirli con le proteine, anche perché una dieta con troppe proteine favorisce una maggior escrezione di calcio dalle ossa, che dun­que si indeboli­scono, peggio­ra le patologie renali e rende cattivo l'ali­to".

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Se l'unica terapia è cambiare il fegato?

Si è tenuto a Cortina, dal 3 al 5 luglio, il convegno europea della società European Liveranzi IntestineTransplantAssociaftonELITA.

Presidente Patrizia Burra della Gastroenterologia dell’Università di Padova.

Al centro dei lavori il trapianto di fegato in soggetti con tumori epatici e/o eapatite C.

«Ogni anno», spiega Patrizia Barra, «oltre 1000 pazienti in Italia ricevono un trapianto di fegato, ma attualmente le liste d’attesa sono ancora troppo lunghe e le donazoni insufficienti.

E così, fino al 10% delle persone in lista d’attesa muore ogni anno.

Nel 2007 a Padova, sono stati eseguiti 73 trapianti dì fegato, ma in lista cene sono ancora 150. In Italia la lista d’attesa all’inizio del 2007 corrispondeva a circa 1500 persone di cui quasi 500 non hanno avuto la possibilità di un trapianto». Secondo le cifre fornite dalla presidente, malgrado l’italia rappresenti uno tra i Paesi nel mondo in cui vi sono più donatori e conseguentemente si fanno più trapianti d’organo, nel 2007 si è riscontrata una lieve diminuzione del numero dei trapianti d’organo. Le donazioni sono diminuite del 3,3% rispetto al 2006 e risulta in calo anche il numero di trapianti d’organo effettuati.

Uno dei motivi in grado di spiegare questa lieve flessione, è l’aumento delle persone che si oppongono alla donazione degli organi, ossia l’aumento del numero dei cittadini italiani che negano l’assenso al prelievo di organi di un proprio caro. Nel 2006 circa il 27,9% rifiutava di donare gli organi di un propri congiunto, nel 2007 questo valore è aumentato al 30,9%.

«Le donazioni sono diminuite in totale, ma i dati non sono uniformi tra le varie regioni italiane, in quanto alcune regioni, tra cui il Veneto, il tasso di donazionì, è tra i plù elevati del Paese con cifre attorno ai 30 donatori per milione di abitante». Secondo la dottoressa Burro,il problema non sembra essere imputabile alla sensibilità delle persone, quanto all’efficenza dell’organizzazione sanitaria: «Lì dove le rianimazioni funzionano bene e il cittadino lo capisce, ci sono molte donazioni.

Per questo è necessario investire su tutta la rete sanitaria nazionale, l’italia dimostrazione di come l’applicazione di una Legge specifica per i trapianti d’organo, la 91 1999, abbia permesso di migliorare il sistema trapianti.

A capo di questo sistema, il Centro Nazionale Trapianti (CNT), istituito nel 1999, che coordina e monitora tutto ciò che ruota attorno all’universo trapianti, attraverso tre agenzie deputate al controllo ed organizzazione del sistema delle donazioni d’organo, una per il Nord Italia, una per il Sud ed una per il Centro Italia e Piemonte. A loro volta le 3 agenzie inter-regionali controllano i centri trapianto regionali ed i centri trapianti locali».

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mercoledì 27 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 17.15 | Link | 0 Commenti

Una cura contro i rischi di morte da stress

Pochi eventi sono più tragici della morte improvvisa di un bambino o di un adolescente mentre sta correndo o giocando a pallone con gli amici o per uno stress.
Una delle più importanti cause di queste tragedie è una malattia cardiaca di origine genetica chiamata Tachicardia Ventricolare Polimorfa Catecola minergica o CPVIT.
La terapia scelta si basa sui farmaci beta bloccanti che però sono efficaci solo nel 60-70% dei pazienti.
In quelli che continuano ad avere aritmie che producono sincopi o arresto cardiaco l’approccio corrente è quello di mettere un defibrillatore automatico impiantabile (ICD). Purtroppo, nonostante la loro efficacia, nella maggioranza dei casi gli ICD sono associati, specialmente nei giovani, a un alto nurneni di complicazioni con devastanti effetti psicologici.
Infatti, ogni volta che questi ragazzi si sottopongono a qualche modesto sforzo fisico, possono iniziare le aritmie che fanno scattare gli shock del defibrillatore.
Il dolore prodotto dagli shoclc (simile a un caldo di cavallo) e la paura fanno ripartire le aritmie
che indurranno nuovi shock, dando vita così a un terribile circolo vizioso.
La speranza di un importante miglioramento della qualità di vita di questi giovani pazienti arriva
da uno studio italo olandese pubblicato sul New England Journal of Medicine coordinato da Peter
J. Schwartr, direttore della Cattedra di Cardiologia dell’università di Pavia e dell’UnitàCoronarica del Policlinico S. Matteo.
I dati riguardano tre pazienti con gravi forme di CPVT resistenti alla terapia farmacologia e che in uno hanno richiesto l’impianto di lCD.
In tutti questi pazienti è stato eseguito un delicato ma breve (30 minuti) intervento proposto da Schwartz, consistente nel taglio dei più importanti nervi simpatici che sotto stress rilasciano
noradrenalina nel cuore scatenando così le aritmie che possono essere fatali.
Le basi razionali per questo intervento sono state poste dagli esperimenti fatti da Schwartz negli anni ‘7o-‘8o. Dal momento dell’intervento nessuno dei tre pazienti ha più avuto aritmie.

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Cremona: Analisi molecolari per cure ok

E' nato il 10 ottobre 2007 e ha già erogato più di 350 prestazioni di massimo profilo tecnologico, per mirare sul singolo paziente la terapia antitumorale più adatta. La cosiddetta target therapy, cioè il trattamento diretto sul bersaglio, può essere realtà quotidiana da sette mesi, grazie al neonato Centro di medicina molecolare a indirizzo oncologico degli Istituti Ospitalieri di Cremona.

"Siamo per ora l’unica struttura italiana a fornire, a totale carico del Servizio sanitario nazionale (vale a dire, con l’impegnativa del medico di famiglia), il panel completo di analisi molecolari messe a punto fino a oggi nel mondo. Quelle che permettono di capire se e quale cura potrà essere efficace in quel determinato tipo di tumore e che, in questo modo, puntano a minimizzarne gli effetti collaterali" afferma Daniele Generali, direttore dei Centro. Insomma, si va oltre la semplice diagnosi di "carcinoma mammario", oppure di "tumore polmonare", per arrivare alla diagnosi molecolare, che identifica vari sottogruppi, in base alle caratteristiche delle cellule e saggia la riposta alle terapie. Tra le neoplasie per le quali la diagnosi molecolare è fattibile ci sono i tumori mammari, uterini, del colon retto, polmonari, i mesoteliomi, o forme rare come i GIST stromali (tumori dell’apparato gastrointestinale). Viene dalla medicina molecolare applicata all’oncologia, per esempio, la caratterizzazione dei tumori mammari HER-2 positivi, sui quali agisce selettivamente l’anticorpo monoclonale trazumab. Ed è individuando bersagli molecolari specifici che si può sapere se un malato risponderà in modo soddisfacente a farmaci di ultima generazione, oppure a farmaci già collaudati.

"Non ci sono liste d’attesa per le analisi che si conducono qui. Ci sono solo i tempi tecnici di indagine che variano secondo la complessità, da pochi giorni a un paio di settimane" assicura Generali. "Poter conoscere la sensibilità o la resistenza di un tumore a una certa terapia è fondamentale per risparmiare sofferenze inutili al malato, e guadagnare tempo cercando un’alternativa" conferma Alberto Bottini, primario di Patologia mammaria della struttura ospedaliera cremonese.

Come mai proprio a Cremona sia nato un Centro così agguerrito nei confronti delle patologie oncologiche è presto detto: "L’area di Cremona, purtroppo è tra quelle italiane a maggior incidenza e mortalità per neoplasie polmonari negli uomini e per carcinomi mammari nelle donne" dice il Direttore generale degli Istituti Ospitalieri, Piergiorgio Spaggiari. "Ci è sembrato perciò opportuno far crescere qui un Centro di indagini biomolecolari ad ampio spettro e ampio respiro, a disposizione prima di tutto dell’Italia (grazie alla copertura del Ssn), ma aperto anche all’estero (le prestazioni richieste da committenti internazionali sono erogate a pagamento)".

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martedì 26 agosto 2008
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I chili di troppo non sono "tutto"

In un momento storico in cui gli esperti sottolineano tutti i giorni il tasso crescente di obesità dell'Occidente bulimico e i rischi a questo collegati esce un rapporto in controtendenza secondo il quale, in buona sostanza, il peso non è tutto per stabilire il livello di benessere. E che anzi, esistono altri indicatori molto importanti.

In particolare secondo un recente studio pubblicato sul The Archives of the Internal Medicine su un campione di 5.400 individui, metà delle persone sovrappeso e un terzo degli obesi sono risultati essere in buona salute. Al tempo stesso un magro su 4 ha rivelato fattori di rischio cardiovascolari tipicamente associati all'obesità. Insomma, se è vero che l'obesità si trascina spesso complicazioni che vanno ben al di là del problema estetico non bisogna tuttavia farsi ingannare dall'immagine: esistono obesi assolutamente in buona forma, grazie a un'attività motoria intensa e saggia che fa da contrappeso ai danni causati dai chili in eccesso, così come esistono snelli che non godono affatto di perfetta salute. Sono anche altri i parametri del benessere: pressione, colesterolo, circolazione, ecc e l'utilizzo del peso in maniera indiscriminata è errato, come sostiene la coautrice della ricerca, MaryFran Sowers, dell'Università del Michigan.

E se un tempo la visita del dottore iniziava con un giro sulla bilancia e un «dica trentatré» oggi bisogna ripensare completamente i criteri. Come sostiene un ulteriore studio effettuato dai ricercatori del Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta e del National Cancer Institute, mediamente i cicciotelli hanno aspettative di vita maggiori rispetto ai magri. Le conclusioni di quest'ultima ricerca sono state oggetto di molte critiche e buona parte della comunità medico scientifica sottolinea la necessità di considerare, oltre alla longevità, anche la qualità di vita, che nelle persone sovrappeso è certamente inferiore. Resta il fatto che la bilancia non è tutto per determinare lo stato di benessere.

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sabato 23 agosto 2008
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Check-up oculare in ricetta

Più che una nuova ricetta per gli occhiali un vero e proprio check-up dell’occhio: tra le novità del 6° Congresso Internazionale della SOI, Società Oflalmologica Italiana, appena conduso a Napoli, c’è questa basilare risposta alla crescente esigenza collettiva di salute, ma anche di benessere della vista. La nuova formulazione della prescrizione oculistica si pone come primo mezzo di comunicazione, il più diretto possibile, per informare-formare gli stessi pazienti alla prevenzione. Un modo per diventare più consapevoli di ciò che è possibile scegliere, caso per caso. Un grande lavoro di sintesi, dopo 70 anni, realizzato mettendo a punto i parametri supplementari per personalizzare la ricetta aggiungendo informazioni finora assenti: dai criteri in centimetri per la visione per vicino/per lontano/ intermedia o al computer, ai filtri, alle patologie e le indicazioni di utilizzo (sport, lavoro..) e perfino una data di scadenza della prescrizione. Si adegua così la modalità di prescrizione che diventa come una scheda tenuta al passo con l’evoluzione scientifica.
Un’innovazione destinata anche al resto d’Europa, dal momento che al Congresso SOI erano presenti circa 2000 specialisti giunti anche da alti paesi.
L’indicazione personalizzata delle lenti più performanti - multifocali-fotocromatiche-antigraffio-antiriflesso - è quello che serve per correggere qualsiasi difetto visivo e togliere ai presbiti ogni disagio e gestualità che tradisca l’avanzare degli anni offrendo la massima protezione ai fini della prevenzione. Il che significa linee fashion e lenti chiare in grado di scurirsi quando occorre proteggere dalla luce, solare o artificiale, capaci di adattarsi a una specifica visione per vicino e per lontano. Come spiega Rosario Brancato, ordinario di oflalmologia all’università Vita San Raffaele, «la tendenza va verso l’offerta di sempre maggiore cura, e non soltanto terapia “treatment”, sia pure la più efficace al minore costo, da scegliere nell’ampio armamentario dell’oftalmologo d’oggi». Un passo necessario per offrire ai pazienti più aggiornamento, orientamento, sensibilizzazione a beneficio della salute degli occhi, sempre più complessa sia sul fronte tecnologico che scientifico. Basti pensare alla quantità di brevetti, anche per un solo tipo di lente a fronte di proprietà pressoché uniche. O alla prevenzione dei più gravi handicap visivi dovuti proprio all’invecchiamento.

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venerdì 22 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 15.28 | Link | 0 Commenti

Epatite B: cure simili a quelle dell'Aids

«Importanti conferme sul fronte delle terapie dell’epatite B dal 43esimo Congresso dell’EASL», afferma Massimo Colombo, gastroenterologo dell’Università di Milano. «Sono stati presentati, infatti, diversi studi che dimostrano l’efficacia e la sicurezza di alcuni farmaci antivirali da utilizzare in terapie a lungo termine. Composti già noti, ma che confermano le loro potenzialità». L’attenzione si è concentrata in particolare su due molecole. Il tenofovir, attualmente indicato in associazione con altri antiretrovirali nel trattamento dell’infezione da Hiv negli adulti, ha dimostrato la sua efficacia nel combattere anche l’HVB in pazienti cronici a cui è stato somministrato per 72 settimane. Il marzo scorso lo studio è stato presentato al Comitato per i medicinali ad uso umano dell’Emea che ha espresso parere favorevole affinché l’utilizzo del farmaco venga esteso anche ai pazienti con epatite B. Novità importanti anche per entecavir, l’antivirale disponibile in Italia da oltre un anno. Uno studio dimostra l'efficacia del farmaco anche dopo 5 anni di terapia: entecavir ha un bassissimo rischio di sviluppare resistenza. Il limite dei farmaci antivirali, infatti, è quello di diventare inefficaci, poiché l’HVB ha una capacità di mutare 10 volte superiore a quella di altri virus simili. Ma per sfuggire a questo farmaco il virus deve avere almeno tre mutazioni successive, evento raro.

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giovedì 21 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 13.40 | Link | 0 Commenti

Linguaggio della pelle

La pelle è il primo strumento di comunicazione dell’essere umano, oltre che il più efficiente mezzo di protezione. Essa rappresenta il tramite nella comunicazione con l’ambiente circostante ed è la principale difesa contro gli innumerevoli attacchi alla incolumità personale che provengono dall’esterno. E’ il primo organo a formarsi ed è anche il più “sensibile”. Basti pensa- re che la superficie della pelle possiede un numero enorme di recettori sensoriali che ricevono gli stimoli di caldo, freddo, tatto, dolore. Si ritiene che ogni centimetro quadrato ne contenga circa 5000. Il numero di fibre sensoriali che partono dalla pelle, entrando nel midollo spinale attraverso i corni posteriori, è superiore al mezzo milione. La pelle è un veicolo di comunicazione tanto efficiente che riflette non soltanto lo stato della nostra salute fisica e mentale, ma addirittura contribuisce a determinarla. Maltrattare l’epidermide provoca sofferenza. Nei primi giorni di vita di un bambino non accarezzare la pelle, o accarezzarla in modo inadeguato, ne impedisce il sano sviluppo fisico e comportamentale con conseguenze più o meno gravi che permarranno anche nell’età adulta. La medicina psicosomatica ha dimostrato la straordinaria sensibilità con cui la pelle reagisce ai disturbi nervosi a livello centrale. Quanto succede nella mente può rivelarsi in svariati modi sulla cute: pensieri angoscianti possono manifestarsi ad esempio attraverso l’orticaria. Anche la psoriasi e molte altre affezioni cutanee possano avere origini psicologiche. L’effetto dell’esperienza tattile sullo sviluppo comportamentale dell’uomo è rilevante. Il tatto è “il senso” del corpo intero. Ma il senso non è soltanto la facoltà, localizzata nei polpastrelli delle dita, di percepire le forme, quanto la sensibilità - quasi il linguaggio - della pelle. L’importanza della funzione recettiva e comunicativa della pelle è evidenziata anche da molte espressioni del linguaggio comune. Si dice di “fregare” il prossimo in modo scorretto e di “lisciarlo” in senso giusto e si parta di entrare in “contatto” con gli altri. Alcune persone devono essere “maneggiate con cura” (“trattate coni guanti”), altre hanno la “pelle dura”, qualcuno ha il “tocco leggero” e qualcun altro può essere “toccato” facilmente, cioè apparire ipersensibile o facile preda dell’ira. C’è chi ha “i nervi a fior di pelle” e ci sono verità che possono essere “toccate con mano”. Un’esperienza profondamente sentita viene definita “toccante” e di certe persone diciamo che sono “piene di tatto” o che “mancano di tatto”.

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Inserito da: Cristiano, 13.22 | Link | 0 Commenti

Fungo della segale, oggi prezioso in medicina

La Claviceps purpu­rea è quel fungo pa­rassita che vive sulla segale cereale, soprattutto sui pic­coli fiori delle spighe giova­ni e che a contatto dell’ova­rio della pianta forma delle ife (filamenti che formano il corpo vegetativo dei fun­ghi) filamentose che pene­trano le pareti dell’organo. Il tessuto dell’ovario viene distrutto dal fungo e dà vi­ta ad una struttura, lo scle­rozio, a forma di un picco­lo corno arcuato e appunti­to dal sapore acre e dal cat­tivo odore, che ingloba il fungo parassita. Questo fungo trasforma il chicco della segale in quella che viene chiamata segale cor­nuta o grano sprone. Lo sclerozio che ha una forma simile a piccolo sperone o a un piccolo corno (ergot, in francese) ha determina­to sia il nome del fungo sia i prefissi che individuano le numerose sostanze alca­loidee in esso contenute. Tra le malattie che colpi­vano le popolazioni del Me­dioevo accanto alla peste e alla lebbra vi era il co­siddetto “fuoco di Sant’Antonio” (l’Herpes zoo­ster) che si manifestava con occlusioni a livello va­scolare, terribile bruciore agli arti che andavano incontro a gangrena, aborti nelle donne, allucina­zioni, disturbi della vista e della mente. Vere e proprie epidemie si susseguirono nel corso dei secoli dovute all’ingestione di segale cereale con­taminata dal fungo parassita. Per assistere gli am­malati nacque in Francia la congregazione ospe­daliera degli Antonini e la malattia venne detta“fuoco di Sant’Antonio” perché gli ammalati che si recavano in pellegrinaggio nei Santuari dedicati al Santo provano sollievo; e questo è da porsi in relazione al fatto che i pellegri­ni venivano sfamati con del pane fatto con farina non contaminata dal fun­go. Da queste storie tragi­che la scienza capì che molte di queste sostanze alcaloidi potevano essere utilizzabili in terapia. Nello sclerozio del grano sprone, sono stati isolati oltre 5o alcaloidi dei quali se ne riconoscono tre gruppi principali, dell’ergotamina, ergo­tossina, ergometrina. Nell’ergot è anche contenuto l’acido lisergico, da cui il grande chimico Al­bert Hoftnann, recentemente scomparso, nell’intento di scoprire nuove sostanze farmacologiche utilizzabili in terapia fece derivare, nel 1938, l' LSD. A tutt’oggi l’ergotamina rap­presenta un importante farmaco, grazie alla sua ca­pacità di agire come vasocostrittore sulle arterie del cranio, nel trattamento dell’emicrania. L’ergometrina (ergonovina) che stimola la mu­scolatura uterina viene utilizzata (i farmaci da es­sa derivati) per arrestare le emorragie uterine, in quelle post-partum, nelle metrorragie, menorra­gie. Oggi le intossicazioni dovute alla sua inge­stione sono del tutto eccezionali mentre sono stati creati campi di segale da infettare artificialmen­te per ottenere sclerozi da cui estrarre i preziosi al­caloidi.

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mercoledì 20 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 13.05 | Link | 0 Commenti

Dieta "integrata" con probiotici

ALL’APPARENZA sembrano normali yogurt, dissetanti minidrink, ma osservando l’etichetta ci accorgiamo che buona parte di questi alimenti presenta un “plusvalore” salutistico, con supplementi alimentari vivi di natura microbica o da fitonutrienti, che aiutano a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue. Siamo di fronte a esempi di “functional food”, ossia di alimenti funzionali, veri e propri concentrati di tecnologia, sviluppo, ricerca e impegno economico, che vedono l’alimentazione sconfinare nella salute e viceversa. Le tipologie di prodotto sono variegate, abbiamo infatti probiotici, prebiotici e via discorrendo, ma di certo possiamo affermare che le multinazionali più importanti (Danone, Nestlè, Unilever, Yakult ecc.) stanno investendo in questo settore e lo stesso dicasi per le aziende italiane (Granarolo con il marchio Yomo, Parmalat ecc.). L’Unilever Food and Health Research Institute ha iniziato a studiare gli steroli vegetali già negli anni ‘80. Presso il solo Danone Research - Centro Daniel Capasso di Palaiseau (Francia), dice Frédéric René, membro del Comitato esecutivo, «lavorano 362 scienziati». All’interno del centro vi sono laboratori con strumentazioni all’avanguardia e una “banca batterica” che custodisce un patrimonio di 3500 differenti ceppi di fermenti lattici. Budget totale stanziato da Danone per le piattaforme di ricerca? Circa 220 milioni di euro nel 2008.
Ma quali sono gli effetti dei probiotici? Il più documentato è quello della prevenzione e/o tratta-mento della diarrea da Clostridium difficile (do­po trattamento antibiotico), da Rotavirus (nei bambini), da chemioterapici e della diarrea del viaggiatore. Ma secondo Gérard Denariaz, mi-crobiologo e direttore del settore di ricerca sui probiotici del Centro Capasso, i benefici si allar­gano anche «al trattamento della sindrome da intestino irritabile, alla prevenzione delle infe­zioni e a un ruolo potenziale dei probiotici nella lotta alle allergie».
E che dire poi dei functional food arricchiti con i fitosteroli? Secondo la comunità scientifica il controllo del colesterolo passa prima di tutta tramite un approccio non farmacologico, fonda­to sullo stile di vita e sull’alimentazione. In que­sto contesto è nato il documento “Controllo non farmacologico dei livelli del colesterolo nel san­gue”, presentato al VI Congresso Nazionale del­la SIPREC - Società Italiana per la Prevenzione Cordiovascolare - e coordinato da Nutrition Foundation of Italy. E’ stato confermato che è possibile contribuire al controllo dei livelli di colesterolo nel sangue, oltre che con un’opportuna attività fisica, anche con interventi di natura dietetica. In particolare, «se i livelli di colestero­lo eccedono di poco la soglia di 200 mg/dL (o comunque il valore appropriato per il profilo di rischio di una persona), la riduzione della cole­sterolemia stessa può essere ottenuta con un’alimentazione adeguata», ha spiegato An­drea Poli, direttore scientifico di NFI. «L’integra­zione nella dieta di prodotti che contengono fi­tosteroli potenzia questo effetto, riducendo il colesterolo totale LDL di un ulteriore 10% sen­za effetti significativi sulla colesterolemia HDL e sulla trigliceridemia».

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martedì 19 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 13.27 | Link | 0 Commenti

Incontinenza urinaria, le terapie possibili

L’incontinenza urinaria genera ansia, depressio­ne e isolamento,soprattutto per il timore di non riuscire a controllare la vescica, incide pesan­temente sulla qualità della vita, limita i rapporti sociali e altera la sessualità.

Nonostante tutto rimane una patologia nascosta.

E’ questo l’allarme lanciato recentemente dalla Federazione Italiana delle Società Urologiche (FISU).


"Solo una minoranza", spiega il professor Lucio Miano, di rettore della Clinica Urologica Seconda dell’Università di Roma e presidente della FISU, circa il 25%, vincendo vergogna e imba­razzo, si rivolge al medico men­tre gli altri si rassegnano ai pannoloni. Un sommerso consisten­te, precisa Mìano, che per pu­dore e vergogna, convive con l’incontinenza, rinunciando a vita sociale e, cosa più importante, anche alla propria sessualità.


Analoghe conclusioni vengono riportate in una recente ricerca europea che ha interessato 500 donne con vescica ìperattiva e quindi incontinenza; in particola­re lo studio ha evidenziato l’elevata influenza negativa dell’inconti­nenza sui desiderio sessuale, che risulta notevolmente diminuito, e la rinuncia, anche da parte di gio­vani donne, a intraprendere una relazione sentimentale. Ma dal presidente della FISU, arriva una certezza. "L’incontinenza urinaria", conclude infatti Lucio Miano, spesso trascurata e subita con rassegnazione, può invece es­sere risolta con la rieducazione perineale, ginnastica vescicale, elettrostimolazione, farmaci anti­colinergici e nuove tecniche di chirurgia minìnvasiva ora estese anche all’uomo ,che si effettuano in day hospital, in anestesia loca­le a totale carico del SSN (servizio sanitario nazionale).


La nuova chirurgia mininvasi­va per le donne, ma anche per gli uomini. prevede l’applicazione di una piccola bendarella (sling) intorno all’uretra, risolvendo il disturbo nel 90% dei casi. Valide soluzioni farmacologiche esistono anche per l’altra forma di incontinenza, la sindrome della vescica iperattiva. Secondo recenti stime il paziente spende in media 400 euro all’anno. In Italia infatti tutti i farmaci anti-inconti­nenza sono di fascia C, completamente a carico dei pazienti. I pannoloni, 300 milioni di euro l’anno, sono invece rimborsati dai SSN.


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lunedì 18 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 21.36 | Link | 0 Commenti

E ora il bypass batte il bendaggio

Il bypass gastrico batte il bendaggio dello stomaco, l’intervento fino ad oggi più utilizzato almeno in Europa per combattere l’obesità.
"L’anello di silicone posto nella parte superiore dello stomaco ne riduce il volume e permette di avvertire un immediato senso di sazietà dopo aver assunto piccole quantità di cibo però nel tempo si verificano troppe ricadute che consistono in un veloce ed eccessivo recupero di peso nei primi anni che costringe il paziente a sottoporsi ad un secondo intervento" ha sottolineato il chirurgo Luigi Angrisani durante la sessione del Congresso dedicata all’argomento.
Il bypass gastrico, eseguito nella maggior parte dei casi in laparoscopia, consiste nel ridurre il volume della tasca gastrica grazie a speciali suture e alla conseguente deviazione degli alimenti sul primo tratto dell’intestino, il cosiddetto digiuno.
L’intervento è reversibile ed indicato per i pazienti diabetici con obesità grave o molto grave, in pratica quando l'indice di massa corporea (BMI) è superiore a 35. Gli effetti immediati del bypass sono il calo ponderale pari al 7O-80% del peso originale che si verifica entro il primo anno, la sensazione di sazietà, il senso di rifiuto dei dolci; a lungo termine i successi più evidenti consistono nel mantenimento della riduzione del peso e nella riduzione dei valori glicemici. Dopo l’intervento il paziente è sottoposto alla rieducazione nutrizionale per il mantenimento di una dieta bilanciata e controlli ogni 2 mesi e poi annuali.

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giovedì 14 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 19.09 | Link | 0 Commenti

La diagnosi del futuro per i tumori

Nella lunga battaglia contro i tumori, scienza e tecnologia segnano sempre nuovi progressi. Il futuro prossimo è nei centri di ricerca, come quello della Philips, che recentemente a Eindhoven ha presentato alcuni suoi progetti. I “lavori in cantiere” vanno verso una sempre più precoce individuazione del tumore e nella cura sempre più “ritagliata” sulle necessità di ogni singolo paziente. È il futuro della lotta contro alcuni tra i più comuni tumori: polmone, prostata, colon e seno. Una delle innovazioni presentate all’incontro olandese (ma per vederle operative occorrerà aspettare ancora qualche anno) rende sempre più precise le biopsie prostatiche.
La biopsia con ago è infatti oggi il sistema più affidabile per avere conferma della presenza di un tumore alla prostata, dopo il dosaggio del PSA e l’esame manuale. Il problema è riuscire a estrarre esattamente la porzione di tessuto tumorale e non quello delle parti circostanti. Se il tumore è piccolo o situato in una zona difficile da raggiungere, possono esserci problemi nella precisione della biopsia. E il rischio di incorrere in falsi negativi.


Questa tecnica, sviluppata dalla ricerca Philips con il National Institutes of Health Clinical Center statunitense, unisce risonanza magnetica e ultrasuoni. Durante la biopsia le immagini in tempo reale degli ultrasuoni vengono “unite” a quelle della precedente risonanza magnetica tridimensionale. Così i medici possono vedere contemporaneamente l’ago della biopsia e l’eventuale tumore. Il sistema si basa su una speciale tecnologia (detta “electromagnetic tracking”), che funziona come una sorta di personale GPS all’interno del corpo. Sull’ago della biopsia un particolare dispositivo genera un piccolo campo elettromagnetico che “guida” l’ago verso la giusta porzione di tessuto da asportare.


Al centro di ricerca sono state presentate anche ricerche su nuovi biomarcatori del tumore prostatico, un software in grado di migliorare la rapidità nella diagnosi di un tumore, e quindi riuscire a curarlo più rapidamente. Inoltre, un sistema computerizzato che aiuta lo specialista a impostare rapidamente una terapia sempre più mirata, e tecnologie sempre più avanzate per migliorare le immagini della PET nei casi di tumore al polmone.

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mercoledì 13 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 21.53 | Link | 0 Commenti

Prevenzione diabete: cibo e sedentarietà nel mirino

IL DIABETE non si ferma.
A fronte dei tre milioni di individui con diabete diagnosticato, oltre un milione ha valori della glicemia sopra i 126 mg/dl ma non è in cura. Sono in aumento le complicanze maggiori del diabete: cecità, amputazioni, infarto, insufficienza renale. Il diabete di tipo 1, insulino-dipendente tipico delle fasce giovanili, glissa tra i quarantenni e i cinquantenni. Al contrario si assiste a un’impennata del diabete di tipo 2, quello dell’età adulta da sempre correlato ad un regime alimentare sbagliato, tra i ragazzini e i giovanissimi.
I dati presentati a Torino durante i lavori del XXII° Congresso nazionale della Società italiana di diabetologia (Sid) preoccupano clinici e ricercatori che prendono atto della difficoltà evidente di gestire la malattia e tenerla sotto controllo.
Un’indagine dell’Università di Catania evidenzia che il 15% dei ragazzi tra gli sei e i 18 anni è in una condizione di pre-diabete. Al sovrappeso si associano iperinsulinemia, ipertensione, trigliceridi oltre i valori normali, ispessimento delle arterie carotidi che portano sangue al cervello. «E come se il sistema circolatorio di questi ragazzi fosse vent’anni più vecchio della loro età», dice Lucia Frittitta coordinatrice dello studio e responsabile U.O. di obesità all’ospedale "Garibaldi" di Catania.
Il diabete resta una malattia difficile da gestire e con cui convivere. «Il fatto che un bambino e un ragazzo su cento soffrano di diabete di tipo 2 fa capire quanto la sedentarietà, l’eccesso calorico e l’obesità minacciano la salute in età giovanile e deve indurre tutti a un serio ripensamento delle abitudini alimentari e dei comportamenti a rischio», dice Paolo Cavallo Perin, presidente della Sid e direttore del Dipartimento di medicina interna dell’Università di Torino.

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Terapie che aiutano a ritrovare il desiderio

Sono sempre più frequenti le richieste al medico di in­tervenire per risolvere problemi di natura sessuale, da parte di pa­zienti di sesso sia maschile sia fem­minile. Il paradosso è che da una parte assistiamo a una iperstimo­lazione erotica attraverso riviste, cinema e televisione, e dall’altra aumentano i disturbi correlati alla mancanza di desiderio o ad avver­sione sessuale, impotenza, assenza di orgasmo, eiaculazione precoce, vaginismo...

La sessualità si consuma soprat­tutto a livello virtuale, mentre si ri­duce fino a estinguersi nel chiuso della vita di coppia. Anche nel ca­so di queste problematiche si può ricorrere a un trattamento omeo­patico che, ovviamente, dovrà tene­re conto del contesto e della com­plessità della storia clinica delle persone.

Caladium è un rimedio utile in caso di impotenza e mancanza di erezione pur in presenza di un for­te desiderio sessuale. L’erezione è presente nel sonno, ma scom­pare al risueglio, oppure si manifesta in assenza di desiderio. Se si riesce ad avere rapporti, immedia­tamente dopo si manista una forte astenia sia fisica sia mentale. Conium maculatum in­vece è collegato alla soppressione del desiderio sessuale, come si veri­fica in caso di vedovanza o di amo­ri non ricambiati.

Nella donna questa condizione si accompagna alla presenza di fibro­mi uterini e noduli al seno. Si usa Onosmodium quando al calo del desiderio corrisponde anche una sensazione di freddo a livello dei ge­nitali come se la circolazione del sangue si fosse interrot­ta, con dolori pressori che spingono verso il basso a livello pelvico, sensazione di gonfiore e congestione mammaria, mentre nell’uomo so­no presenti polluzioni notturne, di­sfunzione erettile ed eiaculazione precoce.
Lycopodium è un rimedio indicato in via generale per l’assen­za di desiderio e l’impotenza dovu­ti all’avanzare dell’età.

Un rimedio poco conosciuto ma adatto in questo tipo di disturbi, se sono inseriti in un quadro di gran­de agitazione è Yohimbinum. In­fine, Graphites sembra indicata quando i problemi sessuali rifletto­no una condizione di depressione con insicurezza, timidezza, ap­prensione per i minimi cambia­menti nella routine quotidiana.

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martedì 12 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 17.41 | Link | 0 Commenti

Isterectomia: quell'operazione evitabile

Ben 70 mila ogni anno, in Italia, le isterectomie (asportazioni dell’utero), in gran parte per risolvere flussi mestruali troppo abbondanti. Il dato non ha riscontri in nessun altro paese dell’Europa occidentale ed è invece un costo, personale e sociale, evitabile in più del 60 per cento dei casi. Anche qui, come per i parti cesarei (record tutto italiano), affiorano dubbi, anche legati a questioni economiche. "Occorrono informazione corretta per le donne e aggiornamento per i medici, a iniziare da quelli di famiglia" incoraggia Giampietro Gubbini, ginecologo bolognese, responsabile del progetto salva-utero MeStop (www.mestop.com). "L’isterectomia dev’essere l’eccezione, decisa a ragion veduta, dopo visita generale e ginecologica accurate, esame del sangue per valutare l’eventuale anemia, ecografia e colloquio, per capire quale sia il vissuto del disagio personale". L’approccio risolutivo, infatti, deve essere per lo più riservato a un trattamento medico, o alla chirurgia conservativa. "Le due fasce d’età più esposte a mestruazioni spossanti, per durata e quantità, sono l’adolescenza (soprattutto nel primo anno mestruale) e il decennio 40-50" spiega Alessandra Graziottin, direttore del centro “San Raffaele-Resnati” di Milano. "In gioco ci sono gli ormoni femminili, in assestamento nelle giovani, in progressiva alterazione nelle adulte. Nelle prime, la pillola contraccettiva (scelta a misura di singola adolescente) riassesta presto la situazione. Nelle seconde, soprattutto se hanno già avuto un figlio, è più adatto un approccio locale, con un dispositivo intrauterino (lus), che rilascia il progestinico levonorgestrel: 20 microgrammi al giorno per cinque anni". Questa dose, che non ha ripercussioni su altri organi, ha anche effetto contraccettivo (reversibile appena si toglie lo lus) e di protezione dell’endometrio. Il costo? Meno di 3,5 euro al mese, ma a carico delle pazienti.

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Emicrania e anoressia, stessa origine?

La disfunzione delle medesime aree cerebrali alla base del lega­me tra i disturbi del comportamento alimentare e gli attacchi dì emicrania. E l’affascinante ipotesi, presentata al III Congresso Nazionale ANJ.RCEF. (Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee) “Le Comorbii­tà e la Farmacoresistenza nelle Cefalee. Attualità e prospettive” che si è tenuto recentemente a Taormina, Due studi dimostrerebbero una comorbilità na­scosta tra le due patologie. Nelle donne anoressiche e bulimiche la percentuale di emicraniche è signifi­cativamente più elevata rispetto allapo­polazione normale; il 75-83,5% delle anoressiche e bulimiche soffre anche di emicrania, contro il 12,5% delle coeta­nee che non hanno problemi con il ci­bo. Inoltre nella maggior parte dei casi (68,1%) i primi sintomi del disturbo ali­mentare coincidono con i primi attacchi di emicrania o addirittura li precedono. Questi dati, emersi a Taormina, sono stati presentati in occasione del X con­gresso dell’Ansisa (Associazione nazio­nale specialisti in scienze dell’alimenta­zione), che si è appena concluso a Vi­cenza. Roberto Ostuzzi, presidente An­sisa, ha infàtti collaborato con Giovanni D’Andrea, presidente Anircef, nella rea­lizzazione della ricerca.
«Il secondo studio invece ha valutato il profilo biochimico, scoprendo simili disordini nelle due categorie. L’ipotesi che l’emicrania possa favorire l’insor­genza dei disturbi alimentari è confor­tata anche dai riscontro in entrambe le patologie di una disfunzione delle stes­se aree cerebrali: ipotalamo, corteccia limbica e amigdala», spiega D’Andrea, «Proprio in queste zone si concentrano infatti particolari recettori denominati “tars” (trace amine receptors), ai quali si legano le cosiddette amine elusive, così chiamate perché erano sempre sfuggite a ogni indagine di laborato­rio. Dosando queste sostanze e le cate­colamine nel plasma e nelle piastrine, abbiamo registrato concentrazioni alte­rate rispetto a chi non soffre delle due patologie». Dallo studio, infatti, emerge che la dopamina è aumentata nelle emicraniche e moltissimo in chi soffre di disturbi alimentari. Parimenti acca­de per la tiramiria, mentre la noradre­nalina diminuisce per entrambe.
«Un discorso diverso invece va fatto per l’octopamina, che si innalza in chi soffre di emicrania, ed ha concentrazio­ni normali nelle anoressiche mentre è bassa nelle buliniiche» analizza l’esper­to, «Questa sostanza, oltre ad essere un neuromodulatore, è anche importante per il metabolismo dei lipidi: quando la sua concentrazione diminuisce, au~ menta la massa grassa del soggetto», chiarisce D’Andrea.
Alla base dell’emicrania quindi vi sa­rebbe un disordine omeostatico delle sinapsi nervose, cioè del giusto equili­brio tra neurotrasmettitori e neuromo­dulatori, che nel soggetto normale per­mettono la corretta trasmissione delle informazioni, «Questa distorsione a li­vello sinaptico è ancor più accentuata nei centri nervosi delle persone che sof­frono di anoressia o bulimia», conclude D’Andrea, «quindi, secondo la nostra ipotesi, i disturbi alimentari dipende­rebbero dall’anomala attivazione di questi circuiti».

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venerdì 8 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 12.12 | Link | 0 Commenti

Per chi vuole recarsi in Cina

I viaggiatori che si recano in particolari aree della Cina sono a rischio di contrarre infezioni.
Di seguito sono riportate le principali malattie trasmissibili in questo paese.
Malaria: Il rischio di malaria, inclusa la malaria da P. falciparum, esiste in Hainan e nello Yunnan. È stata riportata resistenza del P. falciparum alla clorochina e alla ulfadossina-pirimetamina. Un rischio limitato di malaria da P. vivax esiste nelle province meridionali e in alcune centrali. lI rischio può essere più alto nelle aree dove si sono verificate epidemie di limitata estensione. Non vi è rischio malarico nelle aree urbane e nelle aree di pianura densamente popolate e nemmeno ad altitudini superiori a 1 500 metri.
Prevenzione raccomandata nelle aree a rischio: prevenzione delle punture di insetto più chemioprofilassi con clorochina. Nell'Hainan e nello Yunnan: prevenzione delle punture di insetto più meflochina o doxiciclina o atovaquone/proguanil (prendere un farmaco per il quale non sia riportata resistenza nelle specifiche aree visitate).
Epatite B: L’infezione da virus HBV è una delle cause principali delle malattie e morti in Cina. Circa il 60% della popolazione ha una storia di infezione da HBV ed il 9,8% della gente è cronicamente infetta ed è a rischio di morte prematura per malattie epatiche. Ogni hanno circa 263.000 persone muoiono di cancro e cirrosi correlate ad una infezione da HBV. Sono stati effettuati progressi tra il 1 997 e il 2006 nell’aumentare il tasso di copertura vaccinale nei bambini, ma la strada e ancora lunga, di conseguenza fate molta attenzione a cosa e dove mangiate.

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giovedì 7 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 11.02 | Link | 0 Commenti

Tsunami diabete

San Francisco: hanno paragonata allo “tsuna­mi” l’epidemia di diabete tipo
2 che, come l’onda d’acqua scatenata dai movimenti tellurici del fondo mari­no, travolge ovunque ìntere popolazio­ni inermi di fronte all’ascesa inesorabi­le dei livelli di glucosio nel sangue. La fotografia scattata dagli esperti a San Francisco, sede del 68° congresso della Società americana di diabetologia (Ada), è inequivocabile: 246 milioni di malati in tutto il mondo (il 7,1 per cen­to della popolazione adulta), destinati a diventare 380 entro il 2025 (l’Europa con 53 milioni).
Le cause? Tantissime, da sembrare infinite. Le ultime due svelate dalla ricerca riguardano la produzione di in­sulina da parte del pancreas e i distur­bi respiratori durante il sonno. Nel pri­mo caso si è osservato in modelli ani­mali come un difetto delle beta-cellule pancreatiche sia responsabile della pro­duzione di una forma alterata di insuli­na, incapace di tenere sotto controllo i livelli ematici di glucosio. «L’aumento esagerato dei livelli circolatori di ormo­ne modificato è, insieme all’insulino­resistenza, uno degli indici precoci di diabete mellito» spiega Rohit Kulkarni, capo ricercatore al Centro diabete Jo­slin dell’Università di Harvard. «E pos­sibile che sia proprio la resistenza al­l’insulina a provocare la sintesi di or­mone anomalo, ma non è detto che quest’ultimo non rappresenti la causa diretta o indiretta del cosiddetto “stress del reticolo endoplasmatico” (una struttura membranosa prossima al nu­cleo della cellula contenente enzimi che catalizzano diverse reazioni biochi­miche) delle beta-cellule in grado di bloccare il rilascio di insulina regola­re».
La seconda notizia punta , invece, i riflettori sulla connessione strettissima tra gli episodi di apnea ostruttiva du­rante il sonno e il diabete tipo 2: il 40 per cento di coloro che soffrono di tale disturbo respiratorio è anche dìabetico.

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Inserito da: Cristiano, 10.33 | Link | 0 Commenti

Previsioni ipertensione: nel 2025...

In programma, per il 28 settembre 2008, la Giornata Mondiale del Cuore.
L'attenzione di questo argomento è data proprio all'ipertensione, studi statistici dicono che nel 2025 un adulto su tre sarà iperteso.

In pratica è in crescita l'ipertensione arteriosa, anche nei ragazzi, e proprio questa patologia è tra i principali fattori di rischio ictus e infarto. Le patologie cardio-vascolari sono, troppo spesso, sottovalutate mentre causano mortalità mondiale ai livelli di AIDS, diabete e tumori.
Le abitudini scorrette di vita quitidiana sono sempre più spesso la causa di questa patologia, non meno incidente è la familiarità di malattie cardiache.
La prevenzione è come sempre un tema importante, ancor più in questo argomento.

Diversi paesi al mondo aderiscono a questa iniziativa, dove saranno organizzati eventi tematici, con svolgimento di:
  • gare sportive
  • fitness
  • dibattiti
  • spettacoli
  • concerti
  • forum
L'obiettivo reso pubblico dall'organizzazione è quello di richiamare l'attenzione, anche tra i più giovani, al problema dell'ipertensione per prevenirne i rischi o curarli.
Le regole fondamentali sono, e saranno sempre, quelle dell'esercizio fisico quotidiano e alimentazione equilibrata.

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martedì 5 agosto 2008
Inserito da: Simona, 14.51 | Link | 0 Commenti

Settembre, il mese della prevenzione intima

Infasil per te è un'iniziativa che parte dal 15 settembre fino al 15 novembre.
Per il mese della prevenzione è attivo il numero verde 800-950050 - dalle ore 09 alle ore 16, dal lunedì al venerdì - per poter prenotare una visita ginecologica gratuita, presso uno studio di ginecologia iscritto a AOGOI [Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani] più vicino a casa tua.
Questi centri medici sono disposti su tutto il territorio nazionale, il servizio offre a donne e adolescenti la giusta protezione nella sfera intima.
La visita ginecologica gratuita è una delle richieste più frequenti nel nostro paese, decine di migliaia sono state le telefonate rivolte a questo servizio, e quest'anno si pensa possano aumentare. Una stima dell'associazione AOGOI dichiara che quasi il 30% delle donne sopra ai 40 anni, che si rivolge a questo servizio gratuito, non ha mai effettuato una visita specialistica ginecologica.
Oltre al numero verde per prenotazioni, la campagna Infasil per te offre un servizio online di consulenza gratuita - e in forma anonima - sul sito www.infasil.it

Molti i quesiti formulati e ricca la raccolta di domande/risposte già presenti nel portale:
  • igiene intima
  • menopausa
  • fasi ormonali
  • maternità
  • intimità
  • dermatologia
Per donne più giovani - under 25 - è proposta un'area specifica Infasil Pink Area per poter consigliare e avvicinare le adolescenti su un tema estremamente importante. Gli studi statistici dichiarano infatti che solo il 22% delle ragazze al di sotto dei 25 anni si rivolge a un ginecologo.

Per ulteriori e approfondite informazioni potrete visitare il sito www.infasil.it

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Inserito da: Simona, 14.20 | Link | 0 Commenti