Macchie di origine alimentare e da etero intossicazioni

Un colorito giallastro diffuso della cute, più evidente alle palme e alle piante ed ai solchi nasogenieni, si può osservare per un eccessivo contenuto in carotienoidi, derivati dal sangue, nella cute. Ciò è dovuto ad un eccessivo assorbimento di carotenoidi da cibi vegetali (o animali più raramente) o ad una loro imperfetta metabolizzazione o eliminazione. Si parla, in questi casi, di carotenodermia, auran-tiasi, xantosi o iperlipocromodermia. Nella diagnosi dovrà escludersi con sicurezza un lieve stato itterico.
Anomalie della pigmentazione cutanea si possono osservare in casi gravi di ipovitaminosi A e in molti stati, oltre allo scorbuto, nei quali si ritiene possa aversi un deficiente assorbimento di vitamina C (carcinoma gastrico, disturbi gastro-intestinali cronici, anemia perniciosa ecc...). Viceversa si sono segnalate iperpigmentazioni diffuse in bambini a pelle scura sottoposti a trattamento con dosi forti di vitamina D.
Abbiamo già accennato, parlando delle macchie secondarie, alle pigmentazioni che nella eterointossieazione da antipirina si costituiscono nelle zone ripetutamente colpite dall'eritema.
Per uso di preparati arsenicali si può avere una ipercromia diffusa che si presenta come una esagerazione della pigmentazione cutanea normale specialmente nelle sedi che sono fisiologicamente più pigmen-tate (genitali, contorni anali, ascelle). Qualche volta si ha anche la formazione di macchie circoscritte di colorito grigiastro bruno o nerastro. Di più si nota frequentemente che l'arsenico usato nella cura di certe dermatosi (psoriasi, lichen ruber, ecc.) accentua le pigmentazioni postume agli elementi eruttivi.
Per uso di preparati d'oro si possono avere pigmentazioni secondarie ad eruzioni eritematose. Ma si possono anche osservare delle macchie primitive di un color bruno o lilla violaceo (crisocianosi) localizzate specialmente al viso ma capaci di diffondersi al tronco e anche di generalizzarsi. Queste melanosi auriche, che sono dovute al deposito di minimi granuli del metallo nel corpo papillare del derma, si presentano spésso tardivamente e subdolamente dopo qualche settimana o qualche mese dal trattamento aurico.
La diagnosi si fa se si arriva a sospettare la causa: è allora facile trovare la conferma nella anamnesi.
Quantunque il meccanismo patogenetico sia certamente diverso, possiamo ricordare qui anche vargiria, cioè la colorazione ardesiaca che si determina nella cute e qualche volta anche nelle mucose degli individui che fanno uso prolungato di preparati d'argento (pillole di nitrato d'argento, ecc.) e le macchie brune della mucosa boccale per deposito di bismuto, sotto forma di solfuro, nello strato papillare e specialmente sull'endotelio dei vasi papillari negli individui che fanno cura bismutica.

MACCHIE DA INFEZIONI GENERALI

DISCROMIE SIFILITICHE

Nella sifilide è di osservazione frequente una alterazione di pigmentazione che si localizza con prevalenza al collo, di dove può però diffondersi verso il petto, il dorso, le spalle. È rappresentata da chiazze bianche a limiti netti, di grandezza variabile da un centesimo ad un soldo, circondate da un alone ipercromico di un colore bruno carico. Quando, come accade assai spesso, parecchie chiazze sono vicine, si forma un reticolato a travate brune e spazi bianchi, il quale può recingere tutto il collo (collare di Venere) essendo però di solito più evidente sulle facce laterali.
Questa discromia sifilitica (leucoderma sifilitico, sifilide pigmentaria di alcuni autori) si determina di solito nel 4°-5° mese di malattia e permane per molto tempo, attenuandosi a poco a poco soltanto dopo una durata di parecchi mesi e talvolta di anni. Si osserva quasi esclusivamente nella donna: tra gli uomini, soggetti biondi a pelle delicata ne sono qualche volta colpiti. Mentre la maggior parte degli autori la considerano come una alterazione pigmentaria primitiva, alcuni sifilografì sostengono che essa è secondaria ad una eruzione specifica eritematosa o papulosa. È certo che nella maggioranza dei casi questa eruzione, se esiste, è tanto lieve e fugace da sfuggire alla osservazione nostra ed a quella dei malati.
MACCHIE DA CAUSE INCOMPLETAMENTE NOTE ED IGNOTE

CLOASMI
Sintomatologia. - È a tutti noto il cloasma delle gravide (maschera della gravidanza) costituita da chiazze di un colore bruno più o meno intenso, piccole e staccate oppure grandi e confluenti a formare una vera maschera. Queste macchie, a limiti sempre netti, sono localizzate sulla fronte, sulle tempie, sulle guance, sul mento. Si associano colla iperpigmentazione della linea alba, delle areole, dei genitali esterni.
Il cloasma scompare di solito dopo il parto; qualche volta però persiste lungamente e rimane anche per tutta la vita.
Stati morbosi diversi degli organi genitali femminili (metriti, salpingiti, tumori) possono determinare un cloasma uterino assai simile a quello della gravidanza.
Inoltre anche in stati cachettici per anemie gravi o per altre cause si possono avere pigmentazioni a tipo di cloasma (cloasma cachettico).

Diagnosi, - E’ in generale facile. I cloasmi dei quali abbiamo parlato, per quanto diffusi, sono sempre più circoscritti e più nettamente delimitati di una pigmentazione del viso da luce o da calore : spesso presentano delle chiazze staccate non spiegabili e mostrano una netta limitazione dei loro margini anziché un lento sfumare nelle parti circostanti, come si osserva nelle ipercromie da calore o da luce. Quanto alla causa del cloasma, la gravidanza è in generale, quando il cloasma è comparso, facilmente diagnosticabile; le affezioni uterine spesso danno segni chiari di sé, ad ogni modo saranno sempre ricercate; gli stati di anemia e di cachessia richiamano facilmente la nostra attenzione.
La cura dei cloasmi uterini da causa patologica (annessiti, tumori, ecc.), consiste naturalmente anzitutto nella correzione della causa.

VITILIGINE
Sintomatologia. – E’ una discromia acquisita rappresentata da macchie bianche per forte ipocromia o per acromia.
Queste macchie possono avere forma e grandezza assai diverse: possono essere rotondeggianti, ovulari, a carta geografica, a strisce, irregolari, della grandezza di una moneta, del palmo di una mano ed anche più grandi fino ad occupare diffusamente una grande regione cutanea. Hanno limiti netti; spesso la zona cutanea che le circonda immediatamente, presenta una iperpigmentazione che degrada insensibilmente nel colorito della pelle normale circostante. All'infuori della modificazione di colorito (modificazione che può interessare anche i peli, i quali diventano bianchi) la cute non presenta altre alterazioni anatomiche né funzionali, né è sede di alcun disturbo subbiettivo.
La vitiligine può colpire qualunque parte del corpo: una certa predilezione mostra però per il dorso delle mani, per gli avambracci, i genitali, la faccia ed il collo. Può essere asimmetrica: spesso è però più o meno esattamente simmetrica.
L'alterazione si stabilisce qualche volta bruscamente; più spesso lentamente. Stabilitasi, può rimanere stazionaria indefinitamente o estendersi a poco a poco o per gettate successive: può anche generalizzarsi. Assai difficile è la guarigione.
La diagnosi è molto facile. Si distingue la vitiligine dall' albinismo parziale perchè questo è congenito.

PORPORE
Generalità. — Il termine porpora non designa una malattia ma semplicemente un sintomo che consiste in una eruzione spontanea di macchie emorragiche. Morfologicamente i focolai di emorragia cutanea della porpora possono presentarsi con caratteri un poco diversi: a piccole chiazzettine puntiformi o lenticolari, petecchie; a chiazze grandi o a tipo diffuso, ecchimosi; a strisce lineari rette, o curve, o tortuose: vibici.
Le macchie emorragiche hanno colorito rosso quando sono recenti (si distinguono dall'eritema perchè non si modificano affatto sotto la pressione); successivamente divengono azzurre, poi verdi giallastre per finire in una pigmentazione bruna che persiste più o meno lungamente.
Qualche volta lo stravaso sanguigno determina un leggero rilievo cutaneo (porpora papulosa) o una raccolta sotto epidermica (bolla emorragica, porpora bollosa) o una raccolta profonda (ematoma).
Frequentemente alle macchie cutanee si associano emorragie dalle mucose e negli organi interni.
Una stasi provocata in un arto mediante una allacciatura alla radice dell'arto stesso determina in molte porpore la comparsa di piccole emorragie cutanee (segno del laccio).
La tendenza alle emorragie per diminuita resistenza vasale si studia poi bene nella cute specialmente col metodo della pressione negativa praticata mediante una piccola pompa aspirante munita di un manometro e collegata ad una piccola coppetta che si applica alla cute .

PORPORE SECONDARIE
Si osservano per cause diverse:
a) per eterointossicazioni da fosforo, da ioduro di potassio, mercurio, arsenico, antipirina, cloralio, chinino, belladonna, balsamici, sieri eterogenei, morso di serpenti velenosi, ecc.;
b) per malattie infettive, specialmente negli stati setticemici. Si possono avere eruzioni di porpora nelle infezioni streptococciche, stafilococciche, diplococciche, meningococciche, tifiche, gonococciche, tubercolari (tubercolosi miliare), nel tifo esantematico, ecc.;
c) per malattie nervose centrali e periferiche (tabe, mielite trasversa, nevriti: in queste ultime la porpora può seguire il decorso dei nervi lesi);
d) per emopatie (leucemie, anemia perniciosa, ...), stati cachettici da tumori maligni; gravi lesioni del fegato, dei reni, ecc.
Abbiamo già ricordato, parlando delle dermatosi gravidiche, le porpore che possono svilupparsi nella autointossicazione della gravidanza.

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