Sindrome tunnel carpale e recidivanti

Definizione

Con il termine di sindrome del tunnel carpale (STC) si identifica una sofferenza del nervo mediano causata da una compressione in corrispondenza del polso.
Dal punto di vista anatomico, il tunnel del carpo non è altro che una vera e propria galleria delimitata ai lati e inferiormente da strutture ossee e chiusa superiormente da un legamento, il legamento carpale trasverso o retinacolo dei flessori. All’interno della galleria si trovano appunto i tendini dei muscoli flessori delle dita della mano e il n. mediano.
E’ proprio la compressione esercitata dal legamento sul nervo che causa i disturbi caratteristici di questa sindrome. Quali : formicolii e dolore crampiforme dalla mano fino all'avambraccio, prevalentemente durante la notte, diminuzione della forza e della sensibilità. Le cause di questa malattia non sono ancora completamente note.
Per diagnosticare la sindrome del canale carpale è utile eseguire l'esame elettromiografico che costituisce l'unica indagine strumentale attendibile.

Come si cura
Il trattamento della Sindrome del Tunnel Carpale può essere conservativo o chirurgico.
Il trattamento conservativo prevede:
 . terapia con antinfiammatori
 . terapia infiltrativa con cortisonici
 . immobilizzazione del polso
L'approccio conservativo è riservato a casi iniziali (durata dei sintomi inferiore ad un anno) e non gravi; spesso si riesce ad ottenere un miglioramento della sintomatologia o addirittura la remissione dai sintomi, ma la durata non è prevedibile.
Il trattamento risolutivo è l'intervento chirurgico di decompressione del nervo, può essere effettuato a cielo aperto, a cielo chiuso o per via endoscopica (tecnica piu' frequente); il razionale dell'intervento consiste nella sezione del legamento traverso del carpo, con conseguente diminuzione della pressione all'interno del canale del carpo L'intervento, che dura circa 5 minuti, comporta una piccola incisione cutanea al polso che viene chiusa con due piccoli cerotti ed una medicazione da mantenere per circa 10 giorni. La mobilizzazione della mano è immediata. La fisioterapia, attraverso semplici esercizi da eseguire da soli durante la giornata, rappresenta parte integrante del trattamento e consente di utilizzare da subito la mano per le normali attività quotidiane e di riprendere l'attività lavorativa in poche settimane.

Le complicanze osservate più frequentemente sono:

Secondo varie casistiche riportate nella letteratura mondiale, dall’1 al 30% dei pazienti potrà presentare disturbi dopo l’intervento.
- persistenza dei disturbi per incompleta sezione del legamento carpale (richiede il re-intervento);
- recidiva dei disturbi a distanza per fibrosi e cicatrici postoperatorie (può essere utile il re-intervento);
- danno diretto della branca motrice del n. mediano;
- neuroma del n. palmare cutaneo (bisogna reintervenire per rimuovere il neuroma);
- gonfiore o ipertrofia della cicatrice (pomate e massaggi locali);
- infezione della ferita;
- rigidità delle articolazioni interfalangee prossimali;
- alterazione dei riflessi simpatici con alterazioni della sudorazione e del colorito della pelle.

Questa "casistica di ritorno" costituita dagli insuccessi con necessità di un secondo trattamento è soprattutto in conseguenza della complessità di tali trattamenti.
Laddove vi è stata ad esempio una ampia mortificazione dei tessuti perinervosi con esposizione del nervo e successiva reazione fibro-cicatriziale ed alterazione dell'ambiente vascolarizzato ed adiposo che circonda il nervo non è più possibile eseguire soltanto una neurolisi (liberazione delle aderenze) per quanto accurata, ma si impone la necessità di scolpire un lembo fascio-adiposo che consenta di ricreare attorno al nervo mediano condizioni anatomiche quanto più vicine possibili alla normalità.

In altri casi di tenaci reazioni fibro-cicatriziali post chirurgiche va associato al nuovo intervento di neurolisi l'impiego di una nuova famiglia di prodotti nati con lo scopo di inibire la formazione di nuove aderenze.
I casi più gravi, come detto, sono senza dubbio quelli in cui il primo intervento ha comportato una lesione anatomica iatrogenica del tronco nervoso principale o dei rami di divisione terminale. Questi casi comportano la necessità di complessi e delicati interventi di microchirurgia allo scopo di ricostruire la continuità anatomica del nervo lesionato fin dove possibile, ma lasciano purtroppo a volte un costante danno funzionale residuo.

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