Epatiti E Vaccino

La strada per battere i vari tipi di epatite virale e le loro complicazioni è rappresentata dal vaccino. E’ ormai dimostrata l’esistenza di un nesso casuale sempre più evidente tra l’epatite di tipo C (HCV) ed il cancro al fegato. Oggi è possibile affermare che l’epatite C è una delle cause principali, se non la più importante, che favoriscono l’insorgere di patologie oncologiche epatiche.

La cirrosi che consegue all’infezione virale di tipo C provoca la formazione di grossi noduli che a loro volta evolvono in formazioni tumorali. Ciò non significa, però, che tutti coloro che hanno contatto l’HCV e sviluppato la cirrosi siano futuri pazienti oncologici. La cirrosi in genere si sviluppa in età già avanzata e nella stragrande maggioranza dei casi non ha il tempo materiale per provocare l’insorgenza del cancro. In altre parole, il nesso diretto casuale tra HCV e cancro al fegato sussiste, ma solo in linea teorica, mentre casi reali sono piuttosto rari.

Tuttavia, l’allungarsi della vita media ed il progresso delle terapie mediche nelle patologie del fegato possono far prefigurare il rischio di un aumento dei casi di tumore provocati dall’HCV e pertanto lo sviluppo di un vaccino in grado di prevenire l’infezione virale sarebbe prezioso. I dati epidemiologici disponibili sono comunque allarmanti; nella sola Europa vi sono almeno due milioni di portatori di virus dell’epatite C, responsabile di epatiti croniche e, appunto, di cirrosi. Per queste patologie il trattamento farmacologico è tuttora problematico: le “vere” epatiti croniche autoimmuni per esempio, rispondono bene alla terapia corticosteroide che invece è scarsamente efficace nella malattie relazionate all’HCV.

Anche l’interferone nel trattamento di queste forme patologiche ha dato risultati controversi e neppure dosi e durata sono stati definiti con precisione. Più favorevole invece la situazione per quanto riguarda l’epatite B. Con 300 milioni di portatori del mondo è tra le principali cause di malattie croniche e di cancro al fegato; il vero vantaggio nei confronti di questa patologia è dato dall’esistenza del vaccino disponibile almeno nei Paesi sviluppati. In Italia il vaccino viene somministrato a tutti i nuovi nati e ai non vaccinati al compimento del 12° anno.

Alle epatiti A, B e C, si affiancano l’epatite E e l’epatite X. La prima assomiglia alla A ed è presente soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, anche se un’aumentata diffusione si sta registrando in Europa e in America. L’epatite E è provocata da un virus già isolato ma per il quale non esiste ancora un metodo di identificazione affidabile e da poter utilizzare di routine. L’epatite X è ancora avvolta nel mistero: pare che provochi il 18% dei casi sporadici di epatite, alcuni casi di epatite fulminante ed è presente in casi dove l’anemia aplastica è associata con epatite. L’identificazione dell’agente virale appare ancora lontana. E’ quindi facile comprendere quanto importante sia moltiplicare gli sforzi nella ricerca. La ricerca scientifica deve essere supportata da un costante impegno, anche economico, se vuole portare a concreti risultati positivi.

Per maggiori informazioni consultare il vostro medico.

Post a comment

300x250