Insonnia: cause e diffusione del disturbo

Sono circa 12 milioni di italiani, adulti in età lavorativa, che soffrono d’insonnia. 
Dormire poco o male ha ricadute negative sulla qualità della vita quotidiana: sonnolenza, difficoltà di concentrazione, lentezza di riflessi, ansia, irritabilità, depressione.

Sono sintomi che spesso sono vissuti come se fossero la causa, e non l’effetto, del dormire male, raramente denunciati al medico. 
Le statistiche attribuiscono alla sonnolenza diurna il 50% degli incidenti sul lavoro e li 20% degli incidenti stradali, quindi i costi, individuali e sociali, di questa patologia sono molto elevati, non solo in termini di gravi incidenti ma anche riferendosi allo scarso rendimento sul lavoro. 
Complessivamente, il rischio di insonnia aumenta progressivamente con l’età, nei soggetti con depressione e in presenza di patologie ultisistemiche.

Il sonno non è uno stato passivo, completamente distaccato dalla realtà, infatti, il cervello mantiene, anche se in maniera elementare, le percezioni sensoriali. Stimoli visivi, uditivi o tattili sono in grado di interrompere il sonno. Durante il sonno, inoltre il cervello non riposa: elabora gli stimoli raccolti nel corso della giornata,organizza un proprio sistema di archiviazione dei dati ed elimina quelli ritenuti superflui. Predispone in pratica l’attività cerebrale allo stato di veglia, in modo che sia possibile utilizzare tutto il bagaglio di nozioni raccolte per elaborare idee, intuizioni, strategie e tutto ciò che consente all’individuo di lavorare ed esprimere il meglio di sé nei confronti della realtà. 
Si comprende perciò come tutto ciò che altera l’equilibrio sonno-veglia diventa fonte di disagio per l’individuo, con pesanti ricadute sulle sue attività quotidiane come sonnolenza, difficoltà di concentrazione, nervosismo.

Fisiologicamente il sonno è un meccanismo complesso e delicato, suscettibile alle interferenze esterne e a quelle interne, provenienti dall’incoscio. Dal momento in cui si addormenta, il cervello attraversa 4 livelli di crescente profondità (stadio 1,2,3 e 4) seguiti da uno stadio di sonno REM (caratterizzato dalla presenza di movimenti oculari rapidi; in inglese Rapid Eye Movements) o sonno paradosso.

Gli stadi da 1 e 2 costituiscono il cosiddetto sonno non-REM o sonno ortodosso. Gli stadi 3 e 4 costituiscono il sonno profondo. 
Si definisce insonnia lo stato in cui una persona percepisce il proprio sonno come insufficiente o insoddisfacente; in altre parole quando il paziente non riesce a trarre beneficio dal riposo perché dorme troppo poco oppure dorme male.

L’insonnia fa parte delle dissonnie, disturbi dovuti ad alterazioni di ritmo, quantità e qualità del sonno.Inoltre, l’insonnia non è una malattia univoca ma si presenta in tanti modi diversi, ecco perché clinicamente viene classificata tenendo conto di almeno tre parametri: la sua durata, le possibili cause e la tipologia. 
La durata dell’insonnia varia da paziente a paziente e può subire modificazioni nel corso della vita di uno stesso individuo: può essere occasionale, transitoria o cronica: quando si protrae per più di un mese, deve essere risolta con un intervento terapeutico.

Per quanto riguarda le cause del disturbo, si può parlare di insonnia primaria o non organica quando il paziente è sano e non ci sono cause apparenti che giustifichino l’insonnia; secondaria, quando l’insonnia è dovuta a malattie o abitudini preesistenti ( disturbi psichci come depressione e morbo di Parkinson o malattie fisiche come dolore cronico, reflusso gastroesofageo e asma influenzano negativamente la fisiologia del sonno).

L’uso di sostanze medicinali o l’abuso di droghe o alcolici possono alterare i meccanismi del sonno. 
Si parla poi di insonnia iniziale quando l’individuo ha difficoltà ad iniziare il sonno; di insonnia intermedia, quando il sonno è interrotto da risvegli notturni; di insonnia terminale, in caso di risveglio precoce mattutino.


Pur sottoponendosi ad un maggior numero di visite, solo il 40% dei soggetti che presenta seri problemi di insonnia ne parla con il proprio medico curante. Questo, tuttavia, va a discapito della possibilità di instaurare un trattamento precoce che possa prevenire la successiva cronicizzazione ed evitare i disagi e le complicazioni che un’insonnia di lunga durata può provocare.

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