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Tumore al seno e ricostruzione mammaria

Le moderne tecniche diagnostiche e le campagne di prevenzione hanno portato ad un cambio radicale dell’evoluzione di patologia oncologica mammaria. La mammografia di screening, effettuata sulla popolazione femminile a partire dai 40 anni, in effetti ha prodotto un significativo aumento della sopravvivenza al tumore mammario a discapito però, di un maggior aumento di interventi chirurgici per la cura dei tumori iniziali.

La terapia chirurgica del carcinoma mammario si avvale di differenti tecniche a secondo della stadiazione del tumore. Per gli stadi iniziali a volte è sufficiente una tumorectomia, semplice asportazione del tumore; per gli stadi intermedi, può essere sufficiente una quadrantectomia, asportazione del quadrante mammario contenente il tumore; per gli stadi medio-avanzati è necessaria invece una mastectomia, asportazione completa della mammella.

il problema del tumore al seno guide su come prevenire e curare il problema alle mammellee

Tumore al seno, prevenzione e cura

L’amputazione totale o parziale di una delle mammelle non comporta solo una grave menomazione fisica, ma l’alterazione di alcuni stati funzionali, tra questi i più importanti sono la postura e l’impatto psicologico.
Il compito della chirurgia plastica ricostruttiva è proprio quello di tentare di ripristinare quell’ equilibrio fisionomico che, a causa della malattia e conseguente intervento chirurgico, è venuto meno. Tante donne dopo una mastectomia, anche se lo stato di salute è ottimale e la malattia è sotto controllo, non riescono più a riprendere la normale vita di sempre, compromettendo anche la vita di relazione.
Le tecniche di chirurgia plastica atte a ricostruire le mammelle sono differenti, sarà compito dello specialista consigliare alla paziente quella più indicata.

I criteri di selezione comprendono oltre alla valutazione dello stato di salute generale, anche un’accurata e specifica valutazione del tipo di tumore riscontrato, della tecnica chirurgica praticata per l’asportazione, dell’eventuale terapia radiante post-operatoria e, per ultimo ma da non sottovalutare, le aspettative della paziente.
Possiamo quindi riassumere le tecniche di chirurgia ricostruttiva della mammella in tre grandi gruppi: con l’utilizzo d’impianti protesici, con l’utilizzo di tessuti autologhi (tessuti propri), oppure le due tecniche congiunte.

Qualunque sia la tecnica scelta bisogna considerare che per ricostruire una mammella sono necessari diversi tempi operatori. Il primo passo è quello di maggior impegno da parte sia della paziente che del chirurgo, infatti, in questa occasione viene eseguito il vero e proprio intervento chirurgico mirato a costruire, o con l’impianto di una protesi o con il trasferimento di un lembo addominale, la salienza mammaria. Tale intervento sarà eseguito in regime di ricovero ordinario ed in anestesia generale. Successivamente potranno essere necessari ulteriori “ritocchi” per ottimizzare il risultato finale, come ad esempio la ricostruzione del complesso areola-capezzolo, questi piccoli interventi verranno eseguiti in anestesia locale a livello ambulatoriale. I risultati saranno definitivi dopo alcuni mesi, a volte se la mammella contro laterale è di grandi dimensioni, sarà opportuno ridurla, per renderla più simile a quella ricostruita.
Il risultato finale è sempre molto apprezzato. Sia perché si ritrova il proprio equilibrio fisico non più menomato, sia perché è di grande aiuto ad elaborare il fatto che si è stati affetti da un tumore.
Concludendo posso dire che la ricostruzione mammaria dopo l’asportazione di tumori è una pratica sicura sia dal punto di vista oncologico che da quello funzionale, ma non solo, si è visto che recuperando la sicurezza in se stessi, si migliora la prognosi.

Qualora alcuni medici vi sconsigliassero la ricostruzione mammaria sarebbe opportuno domandarsi se tali professionisti siano realmente informati, sia sui risultati che sull’evoluzione di questa tecnica e soprattutto se riescano ad immaginarsi come potrebbe essere una vita senza un seno!